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Le opere latine - Francesco Petrarca

Le opere latine

  • Africa
Dall'ambizioso progetto di rinnovare la tradizione epica latina, nasce l'Africa, un poema a cui l'autore lavorò tra il 1338 e il 1339, in esametri latini e che non fu mai portato a compimento. Petrarca decise di concentrarsi sulla famosa impresa condotta da Scipione contro i Cartaginesi nel III secolo a.C. Le parti ultimate ebbero una circolazione autonoma, che procurarono al poeta un successo straordinario.
  • De viris illustribus
Quasi contemporanea alla precedente, anche quest'opera fu lasciata incompiuta. Si trattava di una raccolta di biografie, sempre scritte in latino, di grandi personaggi della storia romana. Ciò che risulta rilevante dell'opera è la metodologia da storico moderno, che vaglia attentamente le fonti con una coscienza filologica straordinaria per l'epoca. Lo stesso metodo fu applicato ad una seconda opera a carattere storiografico, intitolata Rerum memorandarum libri e anch'essa lasciata incompiuta.
  • Secretum (De secreto conflictu curarum mearum)
Composto tra il 1342 e il 1343 (secondo altri tra il 1347 e il 1348), il Secretum è un'opera autobiografica ispirata alle Confessiones di Sant'Agostino e suggerita con ogni probabilità da un percorso di autoanalisi e conversione spirituale. Si presenta come un dialogo che il poeta immagina di sostenere con Sant'Agostino alla presenza di una donna muta che rappresenta la Verità.
  • I saggi
Nel De vita solitaria e nel De otio religioso si rivela un'approfondita riflessione sulla vita meditativa, comportata proprio dal ripiegamento sulla soggettività.
  • Epistole
Particolarmente importanti tra gli scritti in latino, le Epistole, raccolte in un corpus nel 1349 ma con notevoli problemi di datazione sulle singole lettere. Si dividono in Familiares, Seniles, Sine nomine, Variae, Metricae.
  • Opere polemiche e il trattato morale De remediis utriusque fortunae

Gli albori della letteratura volgare tra componimenti giullareschi, oitanici e provenzali

Gli albori della letteratura volgare tra componimenti giullareschi, oitanici e provenzali

  • Latino medievale

Mentre la trascrizione scritta del volgare diveniva sempre più frequente, la lingua della letteratura continuava a essere il latino medievale, detto anche mediolatino, sempre più distante da quello classico, almeno fino al 1200, quando cominciano a comparire le prime testimonianze di componimenti nei volgari propri delle singole aree geografiche. 

  • La letteratura giullaresca

Questi primi esperimenti dialettali non hanno ancora intenti letterari, ma si inseriscono piuttosto, con ogni probabilità, in una tradizione di letteratura giullaresca affermatasi per tutto il Medioevo per raggiungere le fasce della popolazione meno colta. Si trattava per lo più di componimenti popolari recitati dai giullari, joculares, che giravano per corti, castelli e città durante il Medioevo.

  • Ritmo laurenziano
Come esempio di questo genere di letteratura, si può citare il Ritmo laurenziano di un anonimo giullare della fine del XII secolo. Si tratta di un elogio cantilenato di un vescovo a cui si chiede in dono un cavallo. Vi si può notare la presenza della cediglia, a testimonianza dell'influenza del francese.
  • La lingua d'oc e d'oil in Italia
Nel XII secolo, per colmare la distanza tra scritto e parlato, il volgare e i dialetti non erano l'unica soluzione ma si scriveva anche in provenzale, che già da tempo aveva prodotto una letteratura propria e di alto livello, detto anche lingua d'oc. A questo si affiancava la lingua d'oil, parlata nella Francia settentrionale.
  • I cicli epici
In lingua d'oil erano stati scritti i cicli carolingio, sulle vicende di Carlo Magno e della sua corte, e bretone, con Tristano, Isotta e re Artù.
  • I trovatori
Il provenzale fu usato a partire dal X secolo, e soprattutto nell'XI, per rivolgersi al nuovo pubblico delle corti. I poeti che scrivevano in lingua d'oc erano detti trovatori, da trobar "comporre", e spesso recitavano i loro componimenti nelle piazze.

Francesco Petrarca - La vita

 Francesco Petrarca - La vita

  • Gli studi
Nato nel 1304 ad Arezzo, poiché il padre era stato esiliato da Firenze nel 1302 perché appartenente ai Bianchi (come Dante), si trasferì presto ad Avignone ed intraprese gli studi di retorica, grammatica e dialettica. Studiò poi legge a Montpellier e a Bologna, per tornare infine in Provenza nel 1326, interrompendo gli studi giuridici per dedicarsi a quelli classici.
  • Laura
Nel 1327 conobbe Laura, che sarà immortalata nel suo Canzoniere e che costituirà il cardine della sua produzione poetica. Dopo alcuni viaggi in Francia e in Germania, e due figli avuti da relazioni poco importanti, nel 1342 si trasferì a Valchiusa in cerca di stabilità. Qui seppe della morte di Laura nel 1348, a causa della peste che dilaniava l'Europa in quegli anni.
  • Gli ultimi anni
Dopo diversi spostamenti, si ritirò a Valchiusa, poi a Milano, che dovette abbandonare al sopraggiungere della peste. Fu a Padova e Venezia. Nel 1367 si ritirò ad Arquà, insieme alla figlia e al marito di lei, dove morirà nel 1374. 
  • Una visione obiettiva
Avendo vissuto per tanti anni in Provenza, Petrarca ebbe una visione più obiettiva dell'Italia del tempo, pur mantenendo sempre un legame affettivo solido. Restò ancorato alla visione cristiana della vita terrena, ma fu affascinato dalla laicità moderna e sostenitore di un nuovo modo di porsi rispetto alla religione e alla filosofia.

Critica dell'Ottocento

Critica dell'Ottocento

  • La critica storicistica
Nata per impulso dello storicismo romantico, in particolar modo hegeliano, la critica storicistica ha dato un notevole impulso allo sviluppo degli studi critici. Possiamo utilizzare l'espressione con due diverse accezioni: una fa riferimento ai fattori storici e culturali come matrici della produzione letteraria; l'altra si riferisce allo storicismo crociano (o desanctisiano-crociano).

  • Modalità di ricerca
La prima accezione ricerca le matrici storiche e culturali di un'opera letteraria secondo diverse modalità che derivano dal nesso che si sceglie di privilegiare: opera, autore e contesto (critica stilistica); opera e contesto senza tener conto degli aspetti biografici, incentrato sui temi (critica tematica) o sull'ambiente socio-economico (critica sociologica e marxista); opera e pubblico (storia della critica); opera, codici e convenzioni (critica stilistica, strutturalistica e semiotica).
  • Lo storicismo hegeliano
La critica storicistica si sviluppa a partire dallo storicismo idealistico hegeliano. Secondo Hegel (1770-1831), la realtà è spiegabile in termini di divenire, cioè in termini storici. In questa prospettiva rientra la riflessione critica ottocentesca, soprattutto De Sanctis, che mira ad interpretare la storia della civiltà nazionale attraverso la letteratura.
Con la cultura del Romanticismo, la critica letteraria recupera l'impostazione speculativa connessa alla sua attività esegetica e, soprattutto, vede nascere la figura del critico letterario. Nella cultura italiana, con Foscolo e Leopardi, si afferma la consapevolezza che il rapporto con la tradizione può articolarsi in maniera corretta solo nel sentimento del moderno.
  • Francesco De Sanctis
È in questo clima di viva passione militante che matura la prospettiva storico-ideologica di Francesco De Sanctis (1817-1883), in cui si delinea un concetto di letteratura come espressione di valori storico-sociali contemporanei.
  • La scuola storica positivistica
La cd. scuola storica positivistica mirava all'analisi di fatti oggettivi mettendo in secondo piano l'interpretazione soggettiva dei testi. Tale scuola si preoccupava di individuare a quale persona reale o a quale luogo corrispondessero i riferimenti fatti dagli autori nelle proprie opere. In rapporto alla scuola positivistica possono essere spiegate alcune enunciazioni di Benedetto Croce, che darà uno sviluppo decisivo alla critica del Novecento.

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