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Callimaco di Cirene

Tra gli autori dell'Ellenismo, è quello che manifesta con maggiore coerenza e consapevolezza la propria adesione alla ricerca, attentissima e laboriosa, della perfezione formale e alla funzione privata del fatto letterario, che costituiscono due caratteri tipici dell'epoca.
Una delle caratteristiche del suo pensiero è l'esclusività della poesia ("Odio l'amato che va a destra e a manca"), l'elitarismo intellettuale e l'amore per le cose nuove ("Non bevo da una fontana qualsiasi"; "detesto tutte le cose popolari").
Altra caratteristica. la brevitas esiodea: la sua avversione nei confronti dei poemi del ciclo dimostra, però, avversione non nei confronti di OMERO ma dei suoi IMITATORI.
La stretta coesistenza di poesia e filologia, che già abbiamo visto in Pindaro e Bacchilide, è portata alle estreme conseguenze in Callimaco: qui infatti le discussioni teoriche non si trovano in un trattato a sé, ma sono inserite all'interno della stessa opera.

Aitia
Raccolta di elegie

Elegia dal carattere diverso rispetto al genere che fiorisce in età arcaica, in quanto C. crea un poema eziologico. Conformemente ai punti della sua poetica (brevitas, erudizione, ricercatezza formale), sceglie come modello Esiodo, e non Omero. Secondo il poeta, infatti, Omero è un modello di perfezione ma non da seguire (contrariamente al pensiero di Apollonio Rodio che a lui si ispira per le sue Argonautiche). Tutto ciò avrà suscitato delle critiche tra gli Alessandrini, alle quali C. risponde nel prologo degli Aitia.
Il modello di Esiodo risulta evidente nel frammento che in Pfeiffer segue immediatamente il prologo, il cd. Sogno. Qui C. sogna di essere trasportato sul monte Elicona dove incontra le Muse: con esse intavola una conversazione, durante la quale rivolge loro delle domande, le quali ricevono in risposta il racconto dell'aition, cioè l'antefatto mitico relativo alle argomentazioni richieste dal poeta.
Esiodo è poeta della brevitas (la Teogonia e le Opere e i giorni sono poco più di 1000 vss) e della veritas: la differenza sta principalmente nel fatto che, mentre Esiodo fa ordine in un patrimonio di tradizioni orali, C. riordina un patrimonio di libri.

Nei primi due libri C. intesse come cornice un dialogo con le Muse. Negli altri due questa cornice viene meno, ma rimane il carattere eziologico delle elegie.
In chiusura si trova la Chioma di Berenice.


Concordano molti studiosi nel ritenere che C. sia stato il primo editore della sua stessa opera. Un indizio in proposito è dato da un passo del prologo, in cui l'autore dice che a seguire si metterà "a percorrere il pascolo pedestre delle Muse", alludendo ai Giambi (la definizione 'pedestre' si riferisce al fatto che i giambi sono composizioni di registro più basso rispetto alle elegie).

Fr. 1 - Prologo dei Telchini

Callimaco difende la sua poesia dalle critiche dei malevoli e proclama le sue scelte artistiche. Ma non si tratta solo dell'orgogliosa proclamazione di una nuova poesia: Callimaco espone e sostiene le sue idee in termini che lo avvicinano agli antichi teorici di poetica e retorica ed eserciteranno un ampio influsso sui poeti latini. Il prologo ha anche un cospicuo pregio artistico, che deriva dalle molte e vivide metafore innestate su una fitta rete di richiami alla precedente tradizione poetica, soprattutto a Pindaro e Aristofane, a Esiodo ed Euripide.
Benché in vari punti la costituzione e l'interpretazione del testo siano ancora dubbie, il frammento si lascia dividere in due parti di uguale ampiezza: 1-20 (La poetica dell'esilità) e 21-40 (La poetica della raffinatezza).

L'ESAMETRO ELLENISTICO DI CALLIMACO - La ricerca dell'elaborazione formale, della raffinatezza, e della novità non poteva non tradursi in innovazioni sul piano metrico.
L'esametro callimacheo è regolato da leggi particolari che lo rendono più regolare, armonioso, e disciplinato rispetto a quello omerico.
Ed è interessante notare come mentre Callimaco ogni tanto si concede qualche deroga a queste leggi, anche se in generale le rispetta, Teocrito invece no: non sempre le rispetta, sebbene questa tendenza non sia uniforme (negli idilli bucolici è più osservante, non così nei mimi urbani).

Dell'esametro omerico ricordiamo il ponte di Hermann: divieto di fine di parola dopo il 1° elemento breve del 4° biceps bisillabico (4° trocheo).
In Callimaco le leggi diventano più numerose:

  • Legge di Hilberg - vieta fine di parola dopo il secondo biceps monosillabico, cioè dopo il secondo metron trattato come spondeo. Violata in Teocrito, XV vss. 2 e 8.
  • Legge di Naeke (o ponte bucolico) - vieta fine di parola dopo il quarto biceps monosillabico, cioè dopo il quarto metron spondaico.
  • Prima legge di Meyer - una parola che comincia nel primo metron non può terminare con la prima breve del secondo metron (metron dattilico).
  • Legge di Giseke-Meyer - variante della precedente, vieta che una parola che comincia nel primo metron finisca con la seconda breve del secondo metron, cioè dopo il secondo metron dattilico.
  • Seconda legge di Meyer - vieta la collocazione di una parola giambica ( U _ ) davanti alla cesura pentemimere.
  • Legge di Tiedke-Meyer - vieta di porre fine di parola contemporaneamente dopo il quarto e il quinto longum. Qui, come nella seconda legge di Meyer, l'esigenza è quella di evitare nell'esametro l'introduzione di ritmi estranei (giambico nel primo caso, anapestico, contrario del dattilo, nel secondo).
  • Legge del monosillabo finale - è ammesso monosillabo finale solo dopo dieresi bucolica. La dieresi bucolica è ammessa in Callimaco solo a condizione che il quarto metron sia bisillabico. La legge è violata in Teocrito, XV, 36.

L'accusa dei Telchini (vv. 1-6) - I Telchini, cioè gli avversari del poeta, ignari della Musa e da lei aborriti fin dalla nascita, rimproverano Callimaco perché non ha scritto un lungo poema unitario e continuo che trattasse di re o eroi, ma si è bamboleggiato con poesie di breve respiro, nonostante la sua età avanzata. Queste critiche sono probabilmente rivolte agli Aitia stessi, se davvero Callimaco premise quest'elegia all'edizione definitiva dell'opera. Il biasimo dei Telchini ha motivazioni palesemente letterarie: Callimaco è venuto meno ai dettami della Poetica di Aristotele, secondo i quali "l'unità, la continuità, la compiutezza, e l'estensione erano gli elementi fondamentali nella struttura di qualsiasi opera artistica". I Telchini menzionati dagli Scholia Florentina sono due ignoti Dionisii (Lehnus propone di riconoscere in uno Dionisio Scitobrachione, nell'altro Dionisio di Samo detto il Ciclografo, che Jacoby colloca all'inizio dell'età ellenistica), gli epigrammisti Asclepiade di Samo e Posidippo di Pella (IV-III sec.), un retore e un altro personaggio dei cui nomi sono leggibili rispettivamente la fine e l'inizio, cioè -irippo (Pirippo) e Ana-, quest'ultimo corredato forse di un epiteto terminante in -bo (sul tipo di Lembo), e il filosofo peripatetico Prassifane di Mitilene (IV-III sec.). Bisogna considerare la possibilità che i personaggi menzionati negli Scholia non fossero antagonisti di Callimaco in un'effettiva polemica letteraria, ma che invece l'antica erudizione avesse montato, in relazione a questi versi, una contesa fra Callimaco e quei dotti sulla base di notizie desunte dai loro scritti. Nel caso di Asclepiade e Posidippo, ci si poteva rifare ai loro epigrammi di lode per la Lide di Antimaco criticata da Callimaco, nonché alla parodia del secondo verso dei Lavacri di Pallade callimachei compiuta da Asclepiade o Posidippo. Nel caso di Prassifane, ci si poteva appellare all'opera callimachea Pros Praxifànen. Senza dubbio il prologo degli Aitia presuppone e sviluppa un'accesa polemica letteraria, come anche il primo e il tredicesimo giambo di Callimaco: non a caso Timone di Fliunte paragona i filologi del Museo di Alessandria a dei litigiosi animali chiusi in un serraglio. Ma non è consigliabile dare, fondandosi sugli Scholia Florentina, un'identità precisa agli avversari di Callimaco. Se è certamente possibile che il poeta si scagliasse proprio contro le persone enumerate dallo scoliasta, o contro alcune di esse, non si devono escludere tutte le altre soluzioni: Callimaco poteva prendere di mira un ambito più ampio di avversari, o criticare personaggi diversi, o infine non avere dei bersagli polemici determinati, ma reagire a un generico clima di scontento che sentiva svilupparsi intorno alla sua poetica. Il fatto che Apollonio Rodio non venga menzionato dagli Scholia Florentina non dimostra di per sé l'inesistenza della celebre contesa fra i due poeti.

La risposta di Callimaco (vv. 7-12) - a) 7-12: L'esempio di Filita e Mimnermo dà ragione a Callimaco.

Aitia, I - fr. I
Aitia, III - frr. 67-75
Aitia, IV - fr. 110

Inno II - Ad Apollo
Inno V - Per i lavacri di Pallade

Gi Aitia - Il procedimento etiologico

Quest'opera nasce da un procedimento erudito consistente nel narrare l'origine, la causa (è questo appunto il significato di αἴτιον) di una festa, di un rito, del nome di un luogo, ecc..., risalendo ad episodi mitici spesso fra i meno conosciuti. Non del tutto ignoto alla precedente tradizione letteraria (si pensi alle genealogie esiodee e al rapporto attualità/mito nell'epinicio pindarico), il procedimento etiologico ebbe poi molta fortuna presso i poeti latini: Virgilio lo adopera frequentemente nell'Eneide per spiegare l'origine di toponimi, riti, ed usi latini o italici, da lui ricondotti alla saga di Enea, e Properzio, non a caso proclamatosi «Callimaco romano» (IV, 1, 64) ne fa costante impiego in tutto il quarto libro delle sue Elegie. Gli argomenti sono estremamente eterogenei: unico elemento connettivo tra le diverse elegie, limitato però ai primi due libri, era costituito dall'espediente di presentare ciascuna di essa come una risposta fornita dalle Muse ad altrettante domande, che il poeta aveva avuto modo di formulare quando da giovane fu trasportato in sogno sull'Elicona, dove gli apparvero le Muse.

Antologia della letteratura greca, Callimaco di Cirene, Aitia IV, fr. 110 Pf., La Chioma di Berenice

19-2-15 h. 12.07

Aitia IV - fr. 110 - La Chioma di Berenice

Elegia composta inizialmente come opera a sé stante, a carattere encomiastico-eziologico: all'interno vi ritroviamo infatti l'elogio alla regina Berenice (oltre che ad Arsinoe, la precedente, e a tutta la casata dei Tolemei e alla sua patria, Cirene, essendo Berenice di origine cirenaica) e l'aition che spiegava l'origine della costellazione, che viene vista come un ricciolo della regina Berenice portato in alto da Zefiro.

  1. Πάντα τὸν ἐν γραμμαῖσιν ἰδών ὅρον ᾖ τε φέρονται
  2. ...
  3. ...
  4. ...
  5. ...
  6. ...
  7. †η με Κόνων ἔβλεψεν ἐν ἠέρι τὸν Βερενίκης Conone mi scorse nell'etere, di Berenice
  1. il ricciolo, che quella offrì a tutti gli dei
  • βόστρυχον: ricciolo
  • ὃν: che
  • κείνη: quella
  • πᾶσιν: tutti
  • ἔθηκε: offrì
  • θεοῖς: agli dei - in Catullo il maschile diventa femminile 'dearum'.
  • Sembrerebbe che Berenice abbia dedicato la chioma in un santuario di tutti gli dei, ma non c'è traccia finora di un 'pantheon alessandrino'. Le fonti, in realtà, ci dicono che il voto fu fatto nel tempio di Arsinoe.
  1. ...
  2. ...
  3. nel tempo in cui il re, fresco di nuove nozze era andato
  • Seguendo Catullo, si doveva spiegare il motivo di questa dedica.
  • Il re è Tolemeo III Evergete, marito di Berenice.
  1. a devastare i confini degli Assiri,
  2. portando con sé
  • Per i vv. 13 e 14, abbiamo una congettura da parte di Pfeiffer, che utilizza come fonte indiretta Agazia di Messina (?): "avevo il bacio segno della lotta notturna"; è probabile che Agazia, che conosceva Callimaco molto bene, si ispirasse proprio a lui in questo passo.
  • [σύμβολον: segno (della lotta)
  • ἐννυχίης . . . : notturna
  • ἀεθλοσύνης?]: della lotta (notturna)
  • il segno della lotta notturna (che aveva combattuto per le spoglie virginali.)
  1. ...
  2. ...
  3. ...
  4. ...
  5. ...
  6. ...
  7. ...
  8. ...
  9. ...
  10. ...
  11. ...
  12. ...magnanima
  • [μεγάθυμον?]: proposta recuperata dal confronto con Catullo, che usa il corrispondente 'magnanimam', e con una testimonianza di Igino, il quale dice che Callimaco definì Berenice μεγάθυμον, e benché non specifichi in quale luogo è probabile che si trattasse della Chioma.
  1. ...
  2. ...
  3. ...
  4. ...
  5. ...
  6. ...
  7. .
  8. .
  9. .
  10. .
  11. .
  12. .
  13. .
  • σήν: tua
  • τε
  • κάρην: per la testa - si declina come un sostantivo della III decl. con ampliamento in dentale oppure come un sostantivo di I.
  • ὤμοσα: giuro - aor. che può intendersi come presente con verbi che significano 'giurare' o che indicano moti dell'anima.
  • σόν: tua
  • τε
  • βίον: per la vita
  • Verso di tradizione indiretta che possediamo dall'Etymologicum Genuinum B, lessico bizantino. Il lessico cita Callimaco per spiegare una questione puramente grammaticale: "da θηλή con mutazione avremmo θῆλυς così come da κάρη καρυς. Infatti si dice κάρη anche al femminile (mentre di per sé sarebbe neutro, come in Callimaco)"; riporta poi l'intero verso 40. Seguiva la descrizione allusiva del vento Zefiro che rapì il ricciolo di Berenice portandolo in cielo.
  • Lo giuro per la tua testa e per la tua vita
  1. .
  2. .
  3. ].[
  • ἀμνά]μω[ν: tra i discendenti - 'progenie' che indica in generale il 'discendente' di Thia. ἄμναμος, ου, ὁ discendente, nipote, figlio opp. dor. = ἀμνήμων, ον, dimentico, immemore, τινος, di e pass. dimenticato - esistono forme doriche in Callimaco?
  • Θείης: di Thia - Pfeiffer ha congetturato che questa 'progenie di Thia' fosse il nipote Borea (non il figlio Sole come propone Bentley), cioè il figlio dell'Aurora, figlia di Thea e del titano Astreo. Il Sole è da escludere perché qui 'scavalca' presuppone una provenienza da Settentrione, e il Sole non sorge da nord!
  • ἀργὸς: luminoso - la discendenza è detta 'luminosa' perché Borea è un vento che porta alta pressione, un vento freddo che spazza via le nubi.
  • ὑ]περφέ[ρ]ετ[αι,: sovrasta - 'scavalca': l'oggetto di questo verbo lo riferisce Catullo: si tratta del monte Athos, a nord di Alessandria, sovrastato dal vento del nord, Borea, che lo supera.
  • tra i discendenti di Thia luminoso sovrasta (il monte)
  • βουπόρος: lo spiedo - il monte è definito 'spiedo' perché è molto appuntito in cima; di questa espressione non c'è traccia in Catullo, dove non troviamo alcun riferimento neanche alla madre Arsinoe. βουπόρος, ον per passare o infilare un bue - è nominativo, quindi da riferire al vento Borea e non al monte Athos!!
  • Ἀρσινόης: di Arsinoe
  • μητρὸς: madre - Igino (scholio) nota che Arsinoe è definita 'madre' di Berenice "in senso onorifico, perché (Berenice) era figlia di Apama (o Antigone?) e Magas".
  • σέο,: tua,
  • καὶ: e
  • διὰ: attraverso
  • μέ[σσου: il centro (dell'Athos)
  • lo spiedo di tua madre Arsinoe, e attraverso il centro
  • Μηδείων: dei Medi
  • ὀλοαὶ: funeste
  • νὴες: le navi
  • ἔβησαν: passarono
  • Ἄθω.: dell'Athos.
  • Allude al fatto che Serse, durante la seconda spedizione persiana, volendo evitare di circumnavigare il monte Athos, che era famoso per le sue tempeste (già il padre vi aveva perso molte navi), vi fece scavare un canale affinché la flotta persiana potesse attraversarlo rapidamente. Si tratta di uno degli exempla dello strapotere dei Persiani e del tentativo degli uomini di dominare la natura. Qui è usato come simbolo del potere del ferro: se il ferro ha potuto fare questo, nulla può un povero capello contro il ferro della forbice che lo taglia.
  • dell'Athos passarono le funeste navi dei Medi.
  • τί: cosa
  • πλόκαμοι: chiome
  • ῥέξωμεν,: possiamo fare, cong. aor. dubitativo - v. ῥέζω opero, compio
  • ὄτ': quando
  • οὔρεα: monti - forma epica = ὄρη (da ὄρος, ους) dovuta a ragioni metriche: al poeta serve un dattilo, donde l'allungamento in o lunga chiusa dell'o breve chiusa (allungamento non fonetico!).
  • τοῖα: tali
  • σιδή[ρῳ: al ferro
  • Che cosa possiamo fare noi chiome, quando tali monti al ferro
  • εἴκουσιν;: cedono?
  • Χαλύβων: dei Calibi - lo scolio ci dice che erano un popolo della Scizia presso i quali fu inventata la lavorazione del ferro. Effettivamente vivevano fra la Scizia e l'Anatolia. In origine erano sudditi dell'Impero Ittita: i primi a maneggiare armi di ferro furono proprio gli Ittiti, già nell'età del bronzo. Solo dopo il crollo dell'Impero Ittita (1200 ca., più o meno contemporaneo al crollo della micenea), i Calibi divulgarono il segreto della lavorazione del ferro. Il motivo del "maledetto chi inventò per primo..." è il motivo del πρώτος εὐροτής alla rovescia, perché di solito viene molto elogiato. Questo 'topos' è spesso usato anche dagli elegiaci latini (vd. Tibullo e Properzio)
  • ὡς: che
  • ἀπόλοιτο: perisca
  • γένος,: la stirpe,
  • cedono? Possa perire la stirpe dei Calibi,
  • γειόθεν: da terra
  • ἀντέλλοντα,: che sorge, - riferito a μιν che si riferisce ad un sottinteso 'ferro'
  • κακὸν: cattiva
  • φυτόν,: pianta,
  • οἵ: i quali
  • μιν: lo (il ferro)
  • ἔφηναν: rivelarono
  • i quali lo (il ferro) rivelarono, cattiva pianta che sorge da terra,
  • πρῶτοι: per primi
  • καὶ: e
  • τυπίδων: dei martelli sost. femm. III decl. tema dentale
  • ἔφρασαν: indicarono
  • ἐργασίην.: la lavorazione.
  • per primi e indicarono la lavorazione dei martelli.
  • ἄρτι: ora - avv. 'ora', 'appunto'
  • [ν]εότμητόν: tagliato da poco
  • με: mi
  • κόμαι: le chiome
  • ποθέεσκον: (mi) rimpiangevano impf. iterativo senza aumento
  • ἀδε[λφεαί,: sorelle,
  • Tagliato allora da poco, ripetutamente mi rimpiangevano le chiome sorelle
  • κα: e
  • πρόκατε: subito - lo scolio spiega con εὐθέως 'immediatamente'
  • γνωτὸς: il fratello - lett. 'colui che appartiene allo stesso γενος': γνω è il grado forte allungato della radice bisillabica γεν/γον - agg. I cl. 3 e 2 term. - si riferisce a Zefiro, figlio di Aurora come Memnone
  • Μέμνονος: dell'(Etiope) Memnone - Memnone era re degli Etiopi, protagonista dell'Etiopide, uno dei poemi del Ciclo, figlio di Aurora e ucciso da Achille.
  • Αἰθίοπος: etiope
  • e subito il fratello dell'Etiope Memnone
  • ἵετο: si slanciava - impf. (= aor. εἷτο) ind. md. 3° sing. v. ἵημι 'mando'
  • κυκλώσας: roteando
  • βαλιὰ: veloci - lo scolio lo spiega con ποικίλα 'variegata, variopinta'. I venti, però, non sono uccelli, pur essendo alati, quindi l'aggettivo non è pertinente. Pfeiffer: in alcuni luoghi βαλύς = ταχύς 'veloce'.
  • πτερὰ: le ali
  • θῆλυς: vento - Zefiro
  • ἀήτης,: femmineo - lo scolio dice il vento è definito così per la potenza generatrice: Zefiro è un che porta la primavera e quindi germogli e procreazioni di animali.
  • si slanciava roteando le ali veloci, vento femmineo,
  • ἴππο[ς]: cavallo - perché Zefiro è detto 'cavallo'? I venti sono spesso definiti 'alati', ma erano 'cavalieri' e non 'cavalli'!!
  • ἰοζώνου: (di Arsinoe) dalla cintura di viole - è epiteto esornativo che sottolinea la bellezza, a maggior ragione perché Arsinoe è stata identificata con Afrodite.
  • Λοκρίδος: locrese non è chiaro perché Arsinoe sia definita locrese. Lo scoliasta dice che Arsinoe era definita Zefiritide e locrese potrebbe derivare da Locri Epizefiri. Ma non convince molto. Nemmeno Catullo può venirci in aiuto perché il testo latino corrotto proprio in questo passo.
  • Ἀρσινόης,: di Arsinoe,
  • cavallo di Arsinoe locrese dalla cintura di viole
  • .[.]ασε: (mi) rapì (spinse) da intendere forse come ἥρπασε (come nota Pfeiffer, la lacuna è però troppo stretta, nonostante il senso suggerisca questa forma) o ἤλασε (rientra nello spazio della lacuna, ma il senso è 'spinse'), come suggerisce lo scolio: "La chioma sta dicendo che Zefiro la rapisce con un soffio". Fu Afrodite a fare rapire il ricciolo.
  • δὲ
  • πωοιῇ: con il soffio
  • με,: mi (spinse)
  • δι': attraverso (l'aere)
  • ἠέρα: l'aere
  • δ'
  • ὑγρὸν: umido
  • ἐνείκας: dopo avermi portato - forma ionica aor. atematico di φερω.
  • mi rapì (spinse) col soffio, e dopo avermi portato attraverso l'aere umido
  • Κύπρ]ιδος: di Cipride
  • nel (grembo)
  • κόλπους: grembo (lett. seni)
  • collocò
  • mi collocò nel grembo di Cipride;
  • la stessa
  • lui
  • Sefiritide
  • per
  • (questo) scopo
  • la stessa Sefiritide a questo scopo (lett. 'per l'utilità') lo
  • Κανωπίτου: di Canope città sulla foce del Nilo.
  • ναιέτις: abitante - ναιέτις, ιδος, ἡ fm. di ναέτης Call. abitante - L'integrazione proposta per i vss. 57 e 58 ("aveva incaricato il suo servo abitante della spiaggia...") non è accettabile perché il nom. fm. non concorda con un ipotetico ogg. del verbo 'incaricare'.
  • della spiaggia.
  • ... abitante della spiaggia di Canope.
  • affinché
  • non
  • (la corona) della sposa
  • (figlia) di Minosse
  • Una delle costellazioni dell'emisfero boreale è la c.d. 'corona boreale' che, secondo il mito, è la corona che portava Arianna e che, quando divenne sposa di Dioniso, mise tra gli astri.
  • Affinché non (la corona) della sposa (figlia) di Minosse
  • per gli uomini
  • μοῦνον: solo - rif. alla corona di Arianna (affinché non solo la corona della sposa... fosse annoverata, ma anche io)?
  • ... per gli uomini solo...
  • luci
  • fra (molte luci)
  • molte
  • annoverata
  • invece
  • fossi
  • ma fra molte luci fossi annoverata
  • καὶ: anche
  • di Berenice
  • bel (ricciolo)
  • io
  • ricciolo,
  • anche io bel ricciolo di Berenice,
  • ὕδασι]: dalle acque
  • λυόμενόν: lavata - quella del 'lavarsi nell'acqua' è una metafora molto usata dagli antichi per indicare il tramonto degli astri nel mare o, viceversa, il sorgere, come in questo caso in cui si immagina che il ricciolo si sia appunto trasformato in costellazione la quale, lavata, sorge e va alle sedi degli dei. Cfr. verso omerico in cui si dice che l'Orsa Maggiore "sola non partecipa ai lavacri dell'Oceano", perché è la sola che non tramonta mai ma resta sempre sopra l'orizzonte.
  • με
  • παρ': verso
  • gli immortali
  • risalente
  • lavata dalle acque, risalente verso gli immortali
  • Cipride
  • tra
  • gli antichi
  • come (nuovo) astro
  • (mi) pose
  • nuovo.
  • Cipride mi pose come nuovo astro tra gli antichi.
  1. .
  2. .
  • in avanti
  • andando
  • μετοπωρινὸν: post-autunnale - si riferisce ad alcuni momenti particolari del tragitto autunnale di questa costellazione nel cielo. La Chioma di Berenice sorge prima dell'equinozio d'autunno e tramonta dopo l'equinozio di primavera.
  • verso l'Oceano
  • andando in avanti, ... autunnale verso l'Oceano
  1. .
  2. .
  3. .
  • non
  • alcun (bue)
  • tratterrà (la mia parola)
  • Non tratterrà la mia parola alcun
  1. bue
  • bue - La chioma lamenta la sua separazione dalla testa della regina. C'era un modo di dire presso gli antichi: βούς ἐπὶ γλώσσῃ "un bue sulla lingua". Deriva dal fatto che chi parlava con troppa libertà veniva multato e costretto a pagare una moneta d'argento: tale moneta recava l'immagine di un bue.
  • parola

  1. .
  • ... l'ardire altre stelle
  1. .
  • non
  • queste cose
  • a me
  • alcuna
  • recano
  • gioia
  • quanto (soffro)
  • quella (testa)
  • queste cose non mi recano tanta gioia quanto
  1. soffro per il fatto che non toccherò più quella testa,
  • soffro
  • testa
  • non più
  • toccando,
  • Adulazione cortigiana da parte di Callimaco nei confronti di Berenice, ma il poeta mette le parole in bocca al ricciolo.
  1. dalla quale, quando era ancora fanciulla, molti ho bevuto
  • (da) la quale
  • da,
  • fanciulla
  • μὲν
  • quando
  • era
  • ancora,
  • molti
  • ho bevuto
  1. unguenti semplici, mentre non potei godere dei profumi di una donna sposata.
  • unguenti di scarso valore,
  • di donna sposata
  • δ'
  • non
  • ἀπέλαυσα: potei godere
  • μύρων: degli unguenti (di donna sposata) - sost. neutro II decl. 'unguento', 'profumo'
  • In Catullo segue un intero passo che non possediamo in greco. È possibile che nel papiro che possediamo noi effettivamente questa parte non fosse presente, e che Callimaco avesse integrato questo passo quando, successivamente alla sua composizione, inserì la Chioma nel IV libro degli Aitia. È verosimile, pertanto, che noi leggiamo la prima (o una precedente) edizione, mentre Catullo leggesse l'edizione inserita negli Aitia.
  • vicini

  • .... Acquario e .... Orione.

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