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Callimaco di Cirene

Tra gli autori dell'Ellenismo, è quello che manifesta con maggiore coerenza e consapevolezza la propria adesione alla ricerca, attentissima e laboriosa, della perfezione formale e alla funzione privata del fatto letterario, che costituiscono due caratteri tipici dell'epoca.
Una delle caratteristiche del suo pensiero è l'esclusività della poesia ("Odio l'amato che va a destra e a manca"), l'elitarismo intellettuale e l'amore per le cose nuove ("Non bevo da una fontana qualsiasi"; "detesto tutte le cose popolari").
Altra caratteristica. la brevitas esiodea: la sua avversione nei confronti dei poemi del ciclo dimostra, però, avversione non nei confronti di OMERO ma dei suoi IMITATORI.
La stretta coesistenza di poesia e filologia, che già abbiamo visto in Pindaro e Bacchilide, è portata alle estreme conseguenze in Callimaco: qui infatti le discussioni teoriche non si trovano in un trattato a sé, ma sono inserite all'interno della stessa opera.

Aitia
Raccolta di elegie

Elegia dal carattere diverso rispetto al genere che fiorisce in età arcaica, in quanto C. crea un poema eziologico. Conformemente ai punti della sua poetica (brevitas, erudizione, ricercatezza formale), sceglie come modello Esiodo, e non Omero. Secondo il poeta, infatti, Omero è un modello di perfezione ma non da seguire (contrariamente al pensiero di Apollonio Rodio che a lui si ispira per le sue Argonautiche). Tutto ciò avrà suscitato delle critiche tra gli Alessandrini, alle quali C. risponde nel prologo degli Aitia.
Il modello di Esiodo risulta evidente nel frammento che in Pfeiffer segue immediatamente il prologo, il cd. Sogno. Qui C. sogna di essere trasportato sul monte Elicona dove incontra le Muse: con esse intavola una conversazione, durante la quale rivolge loro delle domande, le quali ricevono in risposta il racconto dell'aition, cioè l'antefatto mitico relativo alle argomentazioni richieste dal poeta.
Esiodo è poeta della brevitas (la Teogonia e le Opere e i giorni sono poco più di 1000 vss) e della veritas: la differenza sta principalmente nel fatto che, mentre Esiodo fa ordine in un patrimonio di tradizioni orali, C. riordina un patrimonio di libri.

Nei primi due libri C. intesse come cornice un dialogo con le Muse. Negli altri due questa cornice viene meno, ma rimane il carattere eziologico delle elegie.
In chiusura si trova la Chioma di Berenice.


Concordano molti studiosi nel ritenere che C. sia stato il primo editore della sua stessa opera. Un indizio in proposito è dato da un passo del prologo, in cui l'autore dice che a seguire si metterà "a percorrere il pascolo pedestre delle Muse", alludendo ai Giambi (la definizione 'pedestre' si riferisce al fatto che i giambi sono composizioni di registro più basso rispetto alle elegie).

Fr. 1 - Prologo dei Telchini

Callimaco difende la sua poesia dalle critiche dei malevoli e proclama le sue scelte artistiche. Ma non si tratta solo dell'orgogliosa proclamazione di una nuova poesia: Callimaco espone e sostiene le sue idee in termini che lo avvicinano agli antichi teorici di poetica e retorica ed eserciteranno un ampio influsso sui poeti latini. Il prologo ha anche un cospicuo pregio artistico, che deriva dalle molte e vivide metafore innestate su una fitta rete di richiami alla precedente tradizione poetica, soprattutto a Pindaro e Aristofane, a Esiodo ed Euripide.
Benché in vari punti la costituzione e l'interpretazione del testo siano ancora dubbie, il frammento si lascia dividere in due parti di uguale ampiezza: 1-20 (La poetica dell'esilità) e 21-40 (La poetica della raffinatezza).

L'ESAMETRO ELLENISTICO DI CALLIMACO - La ricerca dell'elaborazione formale, della raffinatezza, e della novità non poteva non tradursi in innovazioni sul piano metrico.
L'esametro callimacheo è regolato da leggi particolari che lo rendono più regolare, armonioso, e disciplinato rispetto a quello omerico.
Ed è interessante notare come mentre Callimaco ogni tanto si concede qualche deroga a queste leggi, anche se in generale le rispetta, Teocrito invece no: non sempre le rispetta, sebbene questa tendenza non sia uniforme (negli idilli bucolici è più osservante, non così nei mimi urbani).

Dell'esametro omerico ricordiamo il ponte di Hermann: divieto di fine di parola dopo il 1° elemento breve del 4° biceps bisillabico (4° trocheo).
In Callimaco le leggi diventano più numerose:

  • Legge di Hilberg - vieta fine di parola dopo il secondo biceps monosillabico, cioè dopo il secondo metron trattato come spondeo. Violata in Teocrito, XV vss. 2 e 8.
  • Legge di Naeke (o ponte bucolico) - vieta fine di parola dopo il quarto biceps monosillabico, cioè dopo il quarto metron spondaico.
  • Prima legge di Meyer - una parola che comincia nel primo metron non può terminare con la prima breve del secondo metron (metron dattilico).
  • Legge di Giseke-Meyer - variante della precedente, vieta che una parola che comincia nel primo metron finisca con la seconda breve del secondo metron, cioè dopo il secondo metron dattilico.
  • Seconda legge di Meyer - vieta la collocazione di una parola giambica ( U _ ) davanti alla cesura pentemimere.
  • Legge di Tiedke-Meyer - vieta di porre fine di parola contemporaneamente dopo il quarto e il quinto longum. Qui, come nella seconda legge di Meyer, l'esigenza è quella di evitare nell'esametro l'introduzione di ritmi estranei (giambico nel primo caso, anapestico, contrario del dattilo, nel secondo).
  • Legge del monosillabo finale - è ammesso monosillabo finale solo dopo dieresi bucolica. La dieresi bucolica è ammessa in Callimaco solo a condizione che il quarto metron sia bisillabico. La legge è violata in Teocrito, XV, 36.

L'accusa dei Telchini (vv. 1-6) - I Telchini, cioè gli avversari del poeta, ignari della Musa e da lei aborriti fin dalla nascita, rimproverano Callimaco perché non ha scritto un lungo poema unitario e continuo che trattasse di re o eroi, ma si è bamboleggiato con poesie di breve respiro, nonostante la sua età avanzata. Queste critiche sono probabilmente rivolte agli Aitia stessi, se davvero Callimaco premise quest'elegia all'edizione definitiva dell'opera. Il biasimo dei Telchini ha motivazioni palesemente letterarie: Callimaco è venuto meno ai dettami della Poetica di Aristotele, secondo i quali "l'unità, la continuità, la compiutezza, e l'estensione erano gli elementi fondamentali nella struttura di qualsiasi opera artistica". I Telchini menzionati dagli Scholia Florentina sono due ignoti Dionisii (Lehnus propone di riconoscere in uno Dionisio Scitobrachione, nell'altro Dionisio di Samo detto il Ciclografo, che Jacoby colloca all'inizio dell'età ellenistica), gli epigrammisti Asclepiade di Samo e Posidippo di Pella (IV-III sec.), un retore e un altro personaggio dei cui nomi sono leggibili rispettivamente la fine e l'inizio, cioè -irippo (Pirippo) e Ana-, quest'ultimo corredato forse di un epiteto terminante in -bo (sul tipo di Lembo), e il filosofo peripatetico Prassifane di Mitilene (IV-III sec.). Bisogna considerare la possibilità che i personaggi menzionati negli Scholia non fossero antagonisti di Callimaco in un'effettiva polemica letteraria, ma che invece l'antica erudizione avesse montato, in relazione a questi versi, una contesa fra Callimaco e quei dotti sulla base di notizie desunte dai loro scritti. Nel caso di Asclepiade e Posidippo, ci si poteva rifare ai loro epigrammi di lode per la Lide di Antimaco criticata da Callimaco, nonché alla parodia del secondo verso dei Lavacri di Pallade callimachei compiuta da Asclepiade o Posidippo. Nel caso di Prassifane, ci si poteva appellare all'opera callimachea Pros Praxifànen. Senza dubbio il prologo degli Aitia presuppone e sviluppa un'accesa polemica letteraria, come anche il primo e il tredicesimo giambo di Callimaco: non a caso Timone di Fliunte paragona i filologi del Museo di Alessandria a dei litigiosi animali chiusi in un serraglio. Ma non è consigliabile dare, fondandosi sugli Scholia Florentina, un'identità precisa agli avversari di Callimaco. Se è certamente possibile che il poeta si scagliasse proprio contro le persone enumerate dallo scoliasta, o contro alcune di esse, non si devono escludere tutte le altre soluzioni: Callimaco poteva prendere di mira un ambito più ampio di avversari, o criticare personaggi diversi, o infine non avere dei bersagli polemici determinati, ma reagire a un generico clima di scontento che sentiva svilupparsi intorno alla sua poetica. Il fatto che Apollonio Rodio non venga menzionato dagli Scholia Florentina non dimostra di per sé l'inesistenza della celebre contesa fra i due poeti.

La risposta di Callimaco (vv. 7-12) - a) 7-12: L'esempio di Filita e Mimnermo dà ragione a Callimaco.

Aitia, I - fr. I
Aitia, III - frr. 67-75
Aitia, IV - fr. 110

Inno II - Ad Apollo
Inno V - Per i lavacri di Pallade

Storici dei primi secoli dell'impero - Arriano di Nicomedia

Spiccata personalità di studioso, almeno a partire dalla seconda metà della sua vita, ebbe Flavio Arriano, nato a Nicomedia, in Bitinia, intorno al 95 d.C.

Arriano di Nicomedia - La produzione storica
La parte più cospicua della produzione di Arriano è rappresentata dalle opere di carattere storico. Di esse ci sono pervenute per intero l'Anabasi di Alessandro, in 7 libri, e la Storia dell'India, mentre perdute sono la Storia dei Parti, in 17 libri, la Storia della Bitinia, in 8 libri, e il Periplo del Ponto Eusino (di cui esiste solo un tardo rifacimento).
Arriano di Nicomedia - L'Anabasi di Alessandro
Arriano di Nicomedia - La Storia dell'India

L'epos storico e didascalico

Poesia encomiastica e celebrativa
Alessandriade di Arriano (IV - V d.C. opp. età ellenistica ?)

Le Ktiseis
Claudiano e Cristodoro di Copto

Precetti medici di Marcello di Side
Poema astronomico di Doroteo di Sidone

Dionisio il Periegeta
Descrizione del mondo abitato
Alessandria, età di Adriano (117/138)

Oppiano di Anazarbo
Precetti sulla pesca
Dedicato ad Antonino (Marco Aurelio ?)

Oppiano di Apamea
Precetti sulla caccia
Dedicato a Caracalla

Le Favole di Babrio
Favole esotiche in giambi

Tragedia greca

Questo testo è un estratto delle nostre lezioni.

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Ad Acireale ci incontreremo in presenza presso la nostra sede e, se abiti distante o semplicemente hai difficoltà a venire da noi, ci vedremo in video, comodamente da casa tua.

TI ASPETTIAMO!!!
Genere teatrale nato nell'antica Grecia.
Sorta dai riti sacri della Grecia e dell'Asia minore, raggiunse la sua forma più significativa (o nota) nell'Atene del V secolo a.C.
Creazione massima del genio attico, la tragedia rappresenta uno dei veicoli privilegiati con cui l'artista trasmette alla collettività cittadina tutta una serie di messaggi a carattere religioso, etico, e politico: porterebbe quindi a risultati fuorvianti sul piano interpretativo un esame del contenuto, sovente allusivo, dei vari drammi che prescinda dal contesto storico in cui essi vennero scritti e rappresentati.
I più importanti e riconosciuti autori di tragedie furono Eschilo, Sofocle ed Euripide.

Alessandro Magno

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Alessandro portò a termine l'opera di conquista e unificazione della Grecia iniziata da suo padre Filippo, ponendo così forzatamente termine alle secolari contese tra le poleis. Poi concepì il disegno audace di attaccare il gigante persiano, secolare nemico dell'Ellade. Realizzò l'impresa tra il 334 e il 324 a.C., conquistando un territorio vastissimo che si stendeva dall'Egitto all'Asia Minore, alla Mesopotamia, alla Persia, fino all'India. Per attuare il progetto di unire Oriente e Occidente in un impero universale, sposò una nobile fanciulla persiana, e pretese che i suoi ufficiali facessero altrettanto. Assecondando gli usi locali, inoltre, Alessandro si attribuì gli onori, quasi divini, che erano stati del Re dei Re, e tentò di imporre ai Macedoni il rituale della προσκύνησις. Frutto di calcolo politico fu anche l'incoraggiamento al sincretismo religioso: dalla fusione tra pantheon olimpico e culti orientali ebbero origine ibridi teologici, come lo Zeus-Ammon venerato nel santuario di Siwah, e nuove divinità, come il Serapide di età tolemaica.
La morte prematura di Alessandro impedì la stabilizzazione politica del regno, generando un lungo periodo di lotte fra i Diadochi ("Eredi") e poi fra gli Epigoni ("Successori"), ognuno dei quali avrebbe voluto raccogliere l'eredità del grande sovrano. Poiché nessuno riuscì ad avere il sopravvento, l'impero si divise in vari stati. Intorno al 250 a.C. i maggiori regni greco-orientali erano quattro:
  1. Egitto: con capitale Alessandria, sotto la dinastia dei Tolemei;
  2. Siria: con capitale Antiochia, governato dai Seleucidi;
  3. Pergamo, con l'omonima capitale, retto dagli Attalidi;
  4. Macedonia, con capitale Pella, sotto la dinastia degli Antigonidi.
A queste grandi monarchie possono aggiungersi alcuni piccoli stati anatolici, come la Bitinia, il Ponto, la Paflagonia, e la Cappadocia, retti da sovrani più o meno ellenizzati. Quasi tutta la Grecia, ad eccezione di Sparta, ricade nell'orbita macedone, e in essa coesistono poleis autonome e κοινά (unioni federali), che modernamente vengono indicate come "leghe".
Siria, Macedonia, Egitto, e Ponto, verranno conquistate manu militari dai Romani. I regni di Pergamo e Bitinia saranno lasciati in eredità a Roma dai loro ultimi sovrani, Attalo III (133 a.C.) e Nicomede IV (74 a.C.). La Grecia, dopo l'effimera proclamazione della sua libertà da parte del console T. Quinzio Flaminio (196 a.C.), nel 146 a.C. verrà ridotta a provincia romana con il nome di Acaia.

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