Nell'ambito della produzione scritta, alcuni fenomeni relativi all'evoluzione della lingua sono riscontrabili nella traduzione greca della Bibbia detta "dei Settanta" (iniziata nel III secolo a.C.) e nel Nuovo Testamento, cioè in opere generalmente prive di finalità letterarie, benché certe forme possano essere dovute a tardi copisti che tendevano a 'modernizzare', così com'era avvenuto con gli atticismo presenti nei manoscritti dei poemi omerici.
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Caratteri della civiltà ellenistica - La lingua
La lingua - Diffusione della koinè dialektos
Alla crisi della polis e alla diffusione della grecità fuori dai suoi confini tradizionali è pure riconducibile il fenomeno che caratterizza con maggiore evidenza l'Ellenismo e che dà addirittura origine al termine: intendiamo riferirci alla diffusione della κοινὴ διάλεκτος ("parlata comune").
Le necessità dell'uso pratico e la stessa diffusione dell'ambiente greco impongono, infatti, l'adozione di un linguaggio unificato, che soppianti l'antico particolarismo dialettale.
È questa la cd. koiné, una lingua "comune" su base prevalentemente attica con elementi ionici e infiltrazioni sporadiche di altri dialetti e di parlate straniere, che diventa l'idioma comune mediante il quale i Greci comunicano tra loro e con gli altri popoli del mondo ellenistico, divenendo anche lingua ufficiale delle cancellerie e della pubblica amministrazione: sebbene in qualche zona (è il caso di Lesbo) motivi nazionalistici inducano a mantenere il dialetto locale nelle iscrizioni epigrafiche e negli atti ufficiali, la forza innovatrice della koiné risulta evidente nell'uso semplificato delle strutture sintattiche e nel lessico; così nella vicina Pergamo non c'è più traccia di influssi eolici.
Si tratta di una lingua pratica e semplice, da cui sono scomparsi anche aspetti tipici dell'attico come il duale e l'ottativo, e che viene usata soprattutto nella prosa.
Per effetto di un'antica tradizione che aveva fatto dello ionico-attico la lingua riservata alla prosa, storici, scienziati, e filosofi d'età ellenistica adoperano la koiné, mentre i poeti, intesi a raggiungere effetti di 'straniamento' dal linguaggio comune, preferiscono ricorrere alle vecchie lingue letterarie più o meno legate ai diversi generi, con risultati di solito piuttosto artificiosi, anche se il dorico usato dal siracusano Teocrito per i suoi Idilli è ancora vivo e parlato ai tempi del poeta.
Alla crisi della polis e alla diffusione della grecità fuori dai suoi confini tradizionali è pure riconducibile il fenomeno che caratterizza con maggiore evidenza l'Ellenismo e che dà addirittura origine al termine: intendiamo riferirci alla diffusione della κοινὴ διάλεκτος ("parlata comune").
Le necessità dell'uso pratico e la stessa diffusione dell'ambiente greco impongono, infatti, l'adozione di un linguaggio unificato, che soppianti l'antico particolarismo dialettale.
È questa la cd. koiné, una lingua "comune" su base prevalentemente attica con elementi ionici e infiltrazioni sporadiche di altri dialetti e di parlate straniere, che diventa l'idioma comune mediante il quale i Greci comunicano tra loro e con gli altri popoli del mondo ellenistico, divenendo anche lingua ufficiale delle cancellerie e della pubblica amministrazione: sebbene in qualche zona (è il caso di Lesbo) motivi nazionalistici inducano a mantenere il dialetto locale nelle iscrizioni epigrafiche e negli atti ufficiali, la forza innovatrice della koiné risulta evidente nell'uso semplificato delle strutture sintattiche e nel lessico; così nella vicina Pergamo non c'è più traccia di influssi eolici.
Si tratta di una lingua pratica e semplice, da cui sono scomparsi anche aspetti tipici dell'attico come il duale e l'ottativo, e che viene usata soprattutto nella prosa.
Per effetto di un'antica tradizione che aveva fatto dello ionico-attico la lingua riservata alla prosa, storici, scienziati, e filosofi d'età ellenistica adoperano la koiné, mentre i poeti, intesi a raggiungere effetti di 'straniamento' dal linguaggio comune, preferiscono ricorrere alle vecchie lingue letterarie più o meno legate ai diversi generi, con risultati di solito piuttosto artificiosi, anche se il dorico usato dal siracusano Teocrito per i suoi Idilli è ancora vivo e parlato ai tempi del poeta.
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