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La poesia comico-realistica e la prosa

  •  Le rime comico-borghesi

Accanto alla lirica stilnovistica e a quella politico-sociale si sviluppò anche una produzione di rime in stile comico-borghese, realistica nel lessico, nella composizione e nella scelta dei temi (esaltazione del denaro, insofferenza per il legame coniugale) e volutamente improntati al gusto dell'esagerazione, del paradosso e della caricatura. Fra gli iniziatori del genere, Rustico di Filippo. Di spiccata personalità fu Folgore da San Gimignano che, nella serie chiamata Corona dei mesi, celebrò i piaceri della vita spensierata di una nobile brigata. 

  • Cecco Angiolieri

Tra gli autori più significativi del genere satirico fu Cecco Angiolieri, che propose in chiave parodistica temi e motivi della lirica alta. Cantando il vino, il gioco, il denaro, raggiunse originali risultati tecnici , evidenti anche nel celeberrimo sonetto S'i' fosse foco.

  • La prosa

Mentre la produzione poetica veniva composta quasi esclusivamente in volgare, la prosa era ancora, almeno fino alla metà del Duecento, affidata al latino. E proprio dal latino deriveranno le norme stilistiche e retoriche che presiederanno alla formazione della letteratura in prosa volgare. Un fenomeno di grande impatto furono i volgarizzamenti, cioè i rifacimenti in volgare di opere retoriche dell'età classica che fungevano da veri e propri manuali di stile. Tra le altre scritture in prosa ebbero particolarmente successo la cronachistica, la trattatistica morale e una serie di testi di intrattenimento, tra i quali il Novellino, che funse da riferimento per il Decameron di Bocccaccio e per la fondazione della novella italiana.

  • Brunetto Latini
Notaio di vastissima cultura, Brunetto latini (1220 ca. - 1294 o 1295) compose scritti in francese e in volgare. Tra questi ultimi, il Tesoretto, nel quale narrò di un viaggio allegorico nel regno della natura e della virtù guidato da Ovidio, intrapreso dopo essersi smarrito in una selva. Fu il primo a volgarizzare opere di Cicerone. 
  • Marco Polo
Rimasto dal 1275 al 1295 in Oriente, Marco Polo dettò la cronaca del suo viaggio al compagno di cella Rustichello da Pisa, che la trascrisse in francese. Il libro fu poi noto come il Milione. 

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