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Il volgare e il trionfo del fiorentino

Il volgare e il trionfo del fiorentino

  • Il volgare del Dolce stil novo
Gli stilnovisti ritennero il volgare più adatto ad esprimere i sentimenti nobili e puri dell'amore. Essi, però, scelsero uno stile limpido e musicale, scevro di tutte le espressioni tipiche del linguaggio parlato. In questo, come nella scelta dei temi, si differenziavano dai poeti comico-realistici che, con un linguaggio popolare, raccontavano gli aspetti più bassi e comuni della vita quotidiana.

  • Letteratura in volgare al nord, al centro e al sud
L'incremento del numero dei lettori nel corso del Duecento avvenne in un contesto molto frammentario. Se al nord, ad esempio, il pragmatismo dei Comuni incentivò una letteratura didascalica e morale e le corti feudali restavano ancorate al genere cavalleresco e cortese, al centro le confraternite tese al ritorno della Chiesa alla purezza evangelica avevano favorito una poesia popolare e religiosa in un volgare umbro arido e scarno. Al sud, invece, presso la corte di Federico II, i poeti scrivevano in volgare siciliano i loro componimenti ispirandosi ai modelli provenzali. Alla caduta della casa sveva, l'eredità passò alla Toscana, che preparò il terreno al Dolce stil novo. Con essi avvenne un passaggio importante verso la nascita di un unico volgare letterario che potesse essere usato in tutta la Penisola.
  • Il trionfo del fiorentino
Nel corso del Trecento il volgare fiorentino perse la sua connotazione di dialetto per acquisire una posizione di prestigio, grazie alla posizione centrale della Toscana ma, soprattutto, grazie all'apporto di Dante, Petrarca e Boccaccio, che gli conferirono la dignità di volgare letterario illustre. Nonostante ciò, fu solo nel Ciquecento che si giungerà ad una lingua comune, che si chiamerà "lingua italiana".

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