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Marco Tullio Cicerone

Marco Tullio Cicerone, oratore, nasce ad Arpino, da famiglia dell'ordine equestre, il 3 gennaio del 106 a.C. La sua figura domina la sua età anche nel campo delle lettere e del pensiero. Dal suo epistolario possiamo ricavare come egli si esponesse ad accuse spesso eccessive, che lo porteranno alla fine a cadere sotto il ferro dei Triumviri, il 7 dicembre del 43 a.C., diciannove mesi dopo l'uccisione di Cesare.
Cicerone scrisse anche trattati politici (De re publica, De legibus) e opere filosofiche (De senectute, De amicitia), ma il suo nome è legato principalmente alla sua attività oratoria, che lo portò oltre tutto ad una posizione di alto prestigio a Roma. Egli fu un abile avvocato, che si preoccupava principalmente di vincere le cause e non di difendere la verità. Ci sono giunte 58 orazioni, dalle quali possiamo trarre le caratteristiche dell'oratoria ciceroniana. Egli seppe seguire una linea mediana, lontana dall'ampollosità asiana, ma estranea anche alla secchezza atticista, con esiti di fluidità e armonia unici.

Fescennini

Rozzi versi che i contadini si scagliavano lietamente a schiere alterne durante la stagione del raccolto, quando si ringraziavano le divinità celebrando sacri riti. È dubbio se essi siano di origine etrusche: gli antichi li connettevano ora con Fescennium, città etrusca poco lontano da Falerii, ora con il termine fascinum (avevano lo scopo di allontanare il malocchio). Essi sarebbero di molto anteriori alla legge delle XII tavole (450 a.C.). Questa legge, infatti, essendo ormai da tempo i Fescennini urbani degenerati in aperta maldicenza e calunnia, vietava espressamente di comporre canti maledici e infamanti. Nella vera e propria letteratura latina i Fescennini sono attestati tardi: ne sono giunti a noi da Catullo, Ausonio, Claudiano, Anniano.

Stichus (Plauto)

Commedia di Plauto, che ha per tema la fedeltà coniugale. Tratta di due sorelle che si mantengono fedeli ai mariti nonostante le insistenze del loro padre. Lo svolgimento della commedia è serio e patetico, e vi si contrappone un finale fragoroso e licenzioso. L'opera fu rappresentata nel 200 a.C. durante i Ludi plebei.

Tito Maccio Plauto

Tito Maccio Plauto, commediografo, nasce a Sàrsina nel 255 a.C. ca. e, secondo gli antichi biografi, ebbe vita travagliata. Muore presumibilmente nel 184 a.C., nell'anno della censura di Catone, in piena reazione antiellenica.
Della sua amplissima produzione (sotto il suo nome, nel II secolo d.C. circolavano 130 opere) ci sono pervenute ventuno commedie: Amphitruo, Asinaria, Aulularia, Bacchides, Captivi, Casina, Cistellaria, Curculio, Epidicus, Menaechmi, Mercator, Miles gloriosus, Mostellaria, Persa, Poenulus, Pseudolus, Rudens, Stichus, Trinummus, Truculentus, Vidularia.
Sappiamo pochissimo della cronologia delle commedie, ma possiamo dire con sicurezza che lo Stichus fu rappresentato nel 200 a.C.

Legge delle XII Tavole

Considerata da Cicerone fons omnis publici privatimque iuris (fonte di tutto il diritto pubblico e privato), la Legge delle XII tavole conservò sempre un'importanza eccezionale a Roma.
La sua pubblicazione fu curata dai decemviri negli anni 451 e 450 e, tra le altre cose, vietava di comporre carmi infamanti, data la degenerazione dei Fescennini in aperta maldicenza: questo testimonierebbe che i Fescennini risalgono ad una data anteriore.

Fondazione di Roma

La tradizione fissa al 753 a.C. la fondazione di Roma. Di una vera e propria civiltà romana non si può realmente parlare, però, se non dal momento in cui la città, dopo l'incerto periodo delle origini, cessa di essere etrusca e acquisisce coscienza di sé. Roma etrusca, infatti, non è sostanzialmente diversa dalle altre città che gli Etruschi fondarono o conquistarono, assimilandole, come segno della loro potenza egemonica a nord, a est, e a sud dell'Etruria, dove essi ebbero le loro prime sedi. Dal momento in cui Roma caccia i re, incomincia a delinearsi una fisionomia sua.
La civiltà dei primi secoli era fondamentalmente contadina, caratterizzata da un saldo senso di concretezza della vita, in cui poco spazio veniva lasciata alla fantasia. Per questo motivo, nei suoi primi cinque secoli di vita non produsse testi letterari in senso proprio. Inoltre, all'interno della società romana primeggiava la dimensione politica, condizionando fortemente lo sviluppo della letteratura. Superata questa primordiale fase della sua esistenza, la società romana comincerà a riflettere su se stessa ed inizierà a creare una letteratura propriamente detta.
Cominciamo così a parlare di letteratura latina come frutto di una particolare civiltà, ponendo l'accento sulla lingua mediante la quale tale civiltà prevalentemente si espresse, distinguendola da una letteratura romana, che pone invece in rilievo il fatto politico, mettendo al centro lo Stato nel quale e dal quale tale civiltà fiorì e, pertanto, senza escludere dal suo ambito neppure ciò che fu scritto, nel corso dei secoli in cui tale civiltà fu viva, in lingua greca.

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