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La nascita della lirica italiana: la scuola siciliana e i poeti siculo-toscani

La nascita della lirica italiana: la scuola siciliana e i poeti siculo-toscani

  • Federico II di Svevia

L'esperienza della scuola siciliana fu strettamente legata al Regno di Sicilia di Federico II, il quale sperimentò la forma istituzionale della corte itinerante e un'idea di potere basato sul sapere e sulla cultura. La corte fridericiana si identificava con la Magna Curia, che girava di città in città entrando in contatto con una straordinaria varietà di culture. La scuola siciliana ebbe durata piuttosto breve, ricoprendo il ventennio che va dal 1230 al 1250, anno della morte di Federico II. 

Dopo tale data, iniziò il declino della casa di Svevia, alla quale gli Angioni sottrassero, con la vittoria di Benevento del 1266, il Regno di Sicilia, con la complicità di Papa Urbano IV. La caduta degli Svevi coincise con quella della scuola siciliana.

  • Lirica trobadorica

Sembra che, nel 1232, Federico II abbia incontrato Alberico da Romano, il quale donò al re un canzoniere provenzale. L'arrivo in Sicilia di questo libretto avrebbe introdotto la poesia trobadorica alla corte fridericiana. Che si voglia considerare come vero o meno questo episodio, il legame con la tematica amorosa della poesia trobadorica fu estremamente profondo. Tuttavia, l'adattamento all'ambiente culturale della Magna Curia determinò fondamentali differenze.

Innanzitutto, essendo i rimatori siciliani dei funzionari dello Stato, eliminarono la forma del sirventese trobadorico, che riportava, all'interno di una satira di costume, frequenti rimandi ad eventi contemporanei. Per gli stessi motivi, evitarono di trattare il tema politico.

Altro elemento di scarto è il loro rapporto con la musica: mentre la poesia trobadorica era destinata al canto, quella siciliana fu indipendente dalla musica ed ebbe fin da subito un carattere essenzialmente libresco.

  • La tematica amorosa

Anche la scuola siciliana interpretò il sentimento amoroso in un'ottica rigorosamente feudale, cortese, che poneva la donna al centro di tutto. La passione lega spesso i due amanti in un amore impossibile, e si nutre di sguardi fugaci e di incontri rapidi, rappresentata da elementi legati alla sfera semantica della vista e del fuoco. La bellezza femminile è paragonata alle meraviglie del creato, descritta spesso tramite similitudini che rimandano ai vari elementi della natura.

  • Giacomo da Lentini

Tta i principali esponenti della scuola siciliana vi fu il notaio Giacomo da Lentini (1210 ca. - 1260), vero organizzatore del movimento e, con ogni probabilità, inventore del sonetto. La sua canzone, Madonna, dir vo voglio, normalmente considerata il manifesto della lirica siciliana, è una traduzione puntuale della canzone A vos, midonz, vuoill retrair'en cantan del trovatore Folquet de Marselha.

  • Cielo d'Alcamo

Di Cielo d'Alcamo si hanno notizie più incerte, soprattutto in merito alla versione esatta del nome e alle date di nascita e morte, ma è certo il suo contributo alla lirica siciliana. Tra i componimenti più importanti c'è il famoso contrasto Rosa fresca aulentissima, che mette in scena una parodia dell'amore cortese ed esibisce un linguaggio espressivo, dialettale e popolaresco.

  • Poeti toscani

La dissoluzione della Magna Curia determinò la fine del movimento, e i poeti siciliani furono costretti a rifugiarsi per lo più a Bologna e in Toscana, dove si erano rifugiati anche i trovatori fuggiti dalla Provenza a causa della crociata contro il gruppo eretico degli Albigesi. I Toscani scoprirono così la poesia siciliana e la riorganizzarono in un corpus fridericiano: la rapidità con cui si era conclusa l'attività della Magna Curia, infatti, non aveva lasciato spazio ad una sistemazione delle opere. L'intervento dei Toscani sulla poesia siciliana, però, se da un lato fu fondamentale per la tradizione dei testi, dall'altra ne cancellò definivamente l'aspetto linguistico, poiché essi tendevano inconsapevolmente a correggere la lingua e la grafia adeguandola all'uso toscano. D'altra parte, i moduli siciliani spinsero alla produzione di una nuova poesia che, pur fondandosi sull'esperienza fridericiana, provasse a superarla e ad arricchirla: ne nacque la poesia siculo-toscana. La più importante differenza tra la lirica siciliana e quella siculo-toscana fu la forte apertura verso quei temi, già presenti nella lirica provenzale, che erano stati soppressi dai Siciliani, recuperando di conseguenza anche il sirventese.

  • Guittone d'Arezzo

Figura di riferimento della scuola siculo-toscana fu Guittone d'Arezzo (1235 ca. - 1294), le cui poesie erano contenute, per la prima volta nella storia della letteratura italiana, in un'opera individuale. Nel suo lavoro rivestivano particolare importanza le laudi sacre, di cui egli fu probabilmente l'inventore. Guittone polarizzò la propria scrittura attorno a tre aree tematiche principali, amore, politica e religione, che corrispondevano a tre precise fasi della sua vita. La poesia di Guittone d'Arezzo inaugura uno stile retorico piuttosto elaborato, vicino al trobar clus provenzale.

  • I "guittoniani"

Guittone d'Arezzo segnò una linea lungo la quale si mossero altri autori, che per questo vengono definiti "guittoniani", come Bonaggiunta Orbicciani, Monte Andrea e Chiaro Davanzati. In particolare, Bonaggiunta Orbicciani (Lucca, 1220 ca. - 1290 ca.) scrisse soprattutto poesie d'amore, tenendosi più distante dalle innovazioni guittoniane e rimanendo sostanzialmente fedele alla tradizione siciliana. Con una certa probabilità, a lui si deve l'invenzione della ballata laica d'argomento amoroso, che sarà ripresa con una certa frequenza nella produzioneee successiva duecentesca e trecentesca.

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